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venerdì, 27 Gennaio, 2023.
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Il commento della prima serata del festival secondo “Diffusione Indie”

Martedì 1° febbraio, è andata in onda la prima serata di Sanremo 2022 con un ingresso accompagnato da applausi veri (e non di palloncini) per Amadeus, direttore artistico della kermesse che non ha rinunciato neppure quest’anno al suo immancabile papillon. 

Senza molti giri di parole ma con i giusti e pochi ringraziamenti inizia subito la gara con i primi 12 artisti. 

L’onore di rompere il ghiaccio viene affidato ad Achille Lauro che per questa volta decide di spogliarsi, letteralmente, degli eccessi delle scorse edizioni per regalarci una performance ancora nuova, accompagnato da un coro gospel e firmata dalla leggerezza del suo sound. Con  “Domenica” Achille Lauro rinasce, ancora una volta e lo fa provocatoriamente come solo a lui è concesso di fare, battezzandosi sul palco più importante della musica italiana.

Arriva a teatro la prima delle 5 donne che faranno da spalla ad Amadeus durante le 5 serate sanremesi: Ornella Muti. Elegante nella sua discesa delle fatidiche scale dell’Ariston, ma forse non esattamente adatta ad intrattenere. Un tono calante che verso la fine della serata ha avuto lo stesso effetto di una tisana alla valeriana.

Il secondo ad esibirsi è Yuman, vincitore di Sanremo young. Conferma le sonorità soul annunciate da Ornella Muti, ma c’è qualcosa che non va. Sarà che forse rispecchia ancora troppo fedelmente la classica canzone italiana sanremese? Sinceramente, un po’ noioso. 

A non sorprenderci in termini di bellezza ed eleganza è sicuramente Noemi che anche quest’anno lascia tutti a bocca aperta con il suo abito lungo rosa che si sposa con il rosso dei suoi capelli. Impeccabile come sempre in tutto, la sua confidenza sul palco dell’Ariston è una garanzia come poche. Non sono sicura però che il tocco di Mahmood nella melodia più che nel testo sia adatto ad una voce come la sua. 

Torna accolto da una standing ovation Gianni Morandi che si emoziona dolcemente di fronte a un pubblico che si alza in piedi al suo arrivo. Gianni Morandi insieme a Massimo Ranieri e Iva Zanicchi è decisamente quella quota vintage di cui Sanremo non può fare a meno. Canzone orecchiabile alla “fatti mandare dalla mamma”, ma davvero da quarta posizione in classifica anche se provvisoria?

Dopo infinite pubblicità e ancora troppe poche esibizioni in gara, arriva sul palco dell’Ariston il compagno fedele di Amadeus, sicuramente molto più capace di Ornella Muti nell’intrattenimento, ma decisamente fin troppo prolisso. Fiorello, con le sue gag un po’ da boomer e una presenza scenica comunque invidiabile, occupa almeno due terzi di tutta la prima serata sanremese accompagnato dalle risate (che forse fanno più ridere delle battute stesse) di Amadeus. Da questo momento in poi sarà inarrestabile fino alla fine della serata in cui tutti supplicheremo alla produzione di staccargli la spina.

Quinti in ordine d’uscita, il duo “La Rappresentante di lista” che dopo l’anno scorso è carica di aspettative. Ed improvvisamente cambiano totalmente personalità. Da due ragazzi romanticoni che si presentano con “Amare”, stupiscono con un pezzo che probabilmente sarà la “Musica leggerissima” 2022. “Ciao ciao” sarà presto una hit, al di là di ogni classifica. 

Per la seconda volta a Sanremo, arriva Michele Bravi che porta con se’ tutta l’eleganza e delicatezza tipica della sua voce e un po’ di inquietudine in un outfit e un’acconciatura che ricorda Edward mani di forbice. Con una voce quasi rotta dall’emozione e dalla sensibilità che gli appartiene, Michele Bravi presenta uno dei testi, a mio parere, più belli di questa prima serata: “L’inverno dei fiori”. Apprezzabile come sia stato l’unico artista in gara ad augurare a tutti una buona serata e soprattutto un buon fantasanremo. 

E dopo di lui uno dei momenti più attesi di tutta la serata. Presentati con un videoclip emozionante che ripercorre le fasi del loro successo mondiale partito proprio dal palco del teatro ligure, tornano a casa i Maneskin scarrozzati in maniera imbarazzante ma anche divertente (e forse trash) da Amadeus che lascia il palco per raggiungerli. Tornano con la canzone che li ha portati al successo mondiale “Zitti e buoni”, con una sicurezza e umiltà che li contraddistingue oltre che a una spiccata figaggine che non passa mai inosservata allo spettatore. Ethan, Thomas, Damiano e Victoria, grazie per averci fatto divertire, ballare, cantare a squarciagola e per non averci fatto staccare gli occhi dallo schermo neppure per 30 secondi. 

Ad interrompere quest’atmosfera calorosa e di esibizioni “infuocate” ci pensa Massimo Ranieri. Non riesco ancora a spiegarmi come abbia fatto a superare Achille Lauro e Rkomi nella prima classifica provvisoria. Massimo sei sicuramente un grande ritorno ma forse una semplice comparsata era più che sufficiente. Una canzone fin troppo sanremese, forse all’eccesso, ma evidentemente era quello che la stampa cercava. 

E’ il momento del duo sicuramente più interessante di tutta la gara, il più quotato alla vittoria e anche il più atteso dagli spettatori più giovani del festival. Mahmood e Blanco entrano in scena rispettivamente per la seconda e prima volta. E da qui in poi c’è tanto da dire. Il brano firmato Mahmood, Blanchito e l’immancabile Michelangelo si intitola “Brividi” e rispecchia alla perfezione il mood del pezzo. Sebbene forse in molti ci aspettassimo una canzone da ballare e cantare in discoteca a squarciagola, Alessandro e Riccardo (nomi all’anagrafe dei due artisti) ci fanno venire i brividi su un pezzo che, con un testo sublime e una melodia dolce, rende giustizia alla voce impeccabile e quasi sacra di Mahmood e alle corde più graffiate ma allo stesso tempo genuine e delicate di Blanco. Una performance che non lascia spazio a imperfezioni e si carica di emozione amplificata probabilmente dall evidente rapporto di amicizia e stima tra i due giovani ragazzi ormai sulla cresta dell’onda della nuova generazione di musica italiana.Una performance che si chiude con un abbraccio che parla da se’. Se dovessero vincere questa edizione, riconfermerebbero dopo i Maneskin, che non tutta la nuova musica tanto criticata e a volte disprezzata dai più tradizionalisti, è da buttare e che sta nascendo e si sta imponendo sempre più forte l’esigenza di una nuova generazione di fare nuova musica.

Ma Achille Lauro, Damiano David, Mahmood e Blanco non sono ancora bastati ad alzare il livello della serata. E noi di certo non ci opponiamo all’arrivo sul palco dell’Ariston del campione Matteo Berrettini. Un David di Michelangelo fatto persona che forse, in alcuni momenti avrebbe preferito non essere mai salito su quel palco. La rimpatriata con tutta la famiglia sarà stata davvero apprezzata? In fondo l’ha detto anche lui: in un campo da tennis si sarebbe sentito meno a disagio.

Nona cantante in gara: Ana Mena. Dall’annuncio della sua partecipazione a Sanremo, ho sempre atteso trepidante la sua performance. Palesemente emozionata, si presenta per la prima volta sul palco dell’Ariston che ha rivelato di aver sempre visto da dietro uno schermo in Spagna insieme a suo papà. Con un abito che non le rende molta giustizia, Ana Mena partecipa con un brano scritto da Rocco Hunt. Sarà stato forse questo ad averla fatta arrivare ultima nella prima classifica? E’ evidente quanto ci tenga all’opportunità che Amadeus le ha dato, ma forse, almeno per ora, lidi e spiagge sono il suo posto nel mondo. 

Improvvisamente dalle scale del teatro si intravede un personaggio vestito di nero con una maschera sul volto. No, non è Zorro e neppure Batman, ma si tratta di Rkomi. Una nuova proposta sul palco ligure, anche questa molto attesa e la cui posizione in classifica ha fatto molto discutere. Rkomi porta sul palco un rock quasi “maneskiniano” che a tratti sembra già sentito. In ogni caso inaspettato. L’evoluzione artistica del rapper è in continuo movimento e lo si capisce proprio da questa performance al di sopra di tutte le mie aspettative.  Confido nel voto del pubblico che possa far risalire in classifica un talento come il suo.

Ritornano, per la loro seconda esibizione, i Maneskin, stavolta con un abito diverso in tutto e per tutto. Si esibiscono con la la ballad “Coraline” che li emoziona e fa emozionare. Da una melodia quasi simile a una ninna nanna il brano si trasforma in un canto di rabbia e disperazione, capace di arrivare al cuore e nelle vite di chi lo ascolta. Con “Coraline” i Maneskin raccontano una storia forse vissuta sulla loro pelle o forse no, ma che apre sicuramente una ferita mai rimarginata. Ancora una volta non possiamo non ringraziarli per aver alzato il livello di una serata così importante. 

Penultimo big in gara: è il turno di Dargen D’Amico, artista urban che nasce come rapper che ha parlato di Sanremo come “un appuntamento culturale prima che tra i partecipanti arrivassi io”. Irriverente, burlone in un rosa shocking  e con una presenza scenica che ricorda quella de “Lo Stato Sociale”, Dargen debutta all’Ariston con un brano che fa divertire ma soprattutto ballare. “Dove si balla” ha trasformato il teatro ligure in una discoteca ancor prima che arrivassero i Meduza. La sua leggerezza e il suo essere scanzonato gli ha subito concesso un posto sul podio, che sinceramente io non gli toglierei. Decisamente, a parer mio, un’ottima nuova proposta.

Tra una pubblicità e l’altra succede qualcosa di inaspettato. Torna Orietta Berti, e ancora più inaspettatamente insieme a Rovazzi. Non ho ben capito cosa ci facevano insieme su una nave da crociera, ma devo dire che anche quest’anno ha superato tutti i concorrenti a mani basse nella categoria “miglior outfit sanremese”. Grazie Orietta, non deludi mai. 

A chiudere il cerchio dei big ci pensa Giusy Ferreri. Inutile dire che abbiamo tutti sperato nell’arrivo di Baby K sul palco insieme a lei, ma in compenso si è presentata con uno strumento che non sono ancora riuscita a classificare. Forse sarebbe stata meglio Baby K. 

Ed ancora ospiti: un affascinante senza dubbio Raoul Bova nei panni di Don Massimo accompagnato da Nino Frassica, il ritorno e saluto di Ornella Muti sul palco e l’esibizione dei Meduza. Mi sembra doveroso a questo punto fare una domanda: sinceramente quanti di voi sapevano che fossero italiani? Decisamente la sorpresa più sconvolgente di tutta la serata.

La notte si chiude con un omaggio al grande maestro Battiato in attesa di scoprire la prima classifica provvisoria. 

E a questo punto, il commento tocca a voi!

  1. Mahmood e Blanco – Brividi
  2. La Rappresentante di Lista – Ciao ciao
  3. Dargen D’Amico – Dove si balla
  4. Gianni Morandi – Apri tutte le porte
  5. Massimo Ranieri – Lettera al di là del mare
  6. Noemi – Ti amo non lo so dire
  7. Michele Bravi – Inverno dei fiori
  8. Rkomi – Insuperabile
  9. Achille Lauro con Harlem Gospel Choir – Domenica
  10. Giusy Ferreri – Miele
  11. Yuman – Ora e qui
  12. Ana Mena – Duecentomila ore
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